martedì 22 settembre 2009

September's here again

Durante il mese di Settembre di solito ascolto David Sylvian. Questo mese invece ho fatto lo sciopero dell'I-pod, anche durante l'ennesimo viaggio in treno, anche quando mi sono resa conto che le mie compagne di stanza spegnevano la luce troppo presto e leggere fino a tardi non era possibile. 
La Svizzera è fredda e troppo ordinata.
Non ci ero mai stata, per me la Svizzera era un'immagine in un romanzo di Fitzgerald.
Sotto l'ostello ci passava un treno, e per strada si incontravano solo scrittori e partecipanti agli incontri con gli scrittori. E poi c'eravamo noi con tutti i nostri fogli e le borse e il bisogno di tè caldo alle quattro. E ogni tanto ridevamo come bambine in gita.
E una sera ho ordinato l'insalata caprese e mi hanno portato un piatto di pomodori e fontina.
(Invece adesso la radio sta passando The Sound of Silence, e anche questo mi sembra significativo.)
Sono sotto la coperta e dovrei già dormire, ma stasera c'è qualcosa che non me lo permette. 
Mi è stato molto delicatamente detto che finché non mi decido a vomitare lo stomaco non tornerà a posto. 

(-Ma dai, forza biondina, mica mi vorrai dire che sei triste adesso...
-no... non sono triste...
"No... the blues are because you're getting fat or because it's been raining too long. You're just sad, that's all. The mean reds are horrible. Suddenly you're afraid and you don't know what you're afraid of. Do you ever get that feeling?")

mercoledì 9 settembre 2009

corsa a ostacoli

Mi va bene tutto: il doppio lavoro è benvenuto, il non avere internet a casa per scempiaggine della coinquilina pazienza; dover andare in biblioteca dopo cena perché il malloppo di traduzioni cresce come una bella piantina fertilizzata; il negozio che esplode di merce che arriva e di ordini, (certo, che mi aspettavo, è settembre) e persino il mio essere impacciata e lenta nel lavoro nuovo mi va bene, lo considero parte del gioco.

Ma la tristezza che mi cammina sul collo con le zampine di un gatto non l'aspettavo.
Credevo che sarei stata troppo stanca anche per quella.
Invece il mio cervello in vacanza non ci va mai, e quello è un po' il problema.
Sono euforica dalle otto del mattino alle dieci di sera.
Poi... puf!
Il corpo crolla di stanchezza e la mente se ne va a spasso nei territori della malinconia.

venerdì 4 settembre 2009

pensieri freschi

Ho di nuovo i capelli corti, un taglio che mi piace un sacco, e ho di nuovo milioni di compiti da fare in attesa del prossimo viaggetto studio che non è poi così lontano.

Oggi mi sono divertita a vedere le ciocche che cadevano alle mie spalle e il parrucchiere bravissimo che impugna le forbici con indice e medio (cosa che non smette mai di meravigliarmi) mentre pensavo alle prossime traduzioni da fare. E' un periodo che la testa mi frulla di continuo e le soluzioni migliori mi vengono nei momenti più buffi.
No, tradurre non è un lavoro che si fa solo sedute davanti al computer.
Solo per la cronaca, ogni tanto le cose si muovono, anche non solo nella mia testa. Fanno una bella giravolta e poi tendono a tornare ferme, ma almeno un po' di polvere si scuote via.

Ieri sera ero brilla e un po' timida e sono andata a dormire sorridendo fra me e me.

lunedì 31 agosto 2009

settembre e una tigre

Ed ecco, anche questo mese finisce con un vento fresco che fa mettere una sciarpetta dopo cena e con le vetrine dei negozi già piene di cappotti e maglioncini.

Dal ritorno dalla Sicilia ad oggi ho scritto poco e parlato poco: sono stata una specie di tigre in gabbia, una parola e saltavo per aria e nessuno mi poteva dire o consigliare cosa fare. Certo ho combattuto con tale e tanta stupidità (e non si può vincere contro la stupidità, ogni tentativo è perfettamente inutile e frustrante) e con tanto di quel lavoro e con tanto di quel caldo che è un miracolo che l'unico risultato apparente della mia ferocia repressa sia stato un vaffa appioppato a una cliente per telefono.
Cliente persa, ovviamente. E' un piccolo regalo che mi sono fatta.

Ma oggi no, oggi tutta la rabbia, il tumulto, tutto quel fuoco sotto la pelle, come qualcuno mi ha detto una volta, è spento.
Oggi penso e basta, scrivo note a margine dei libri cerco di non farmi abbattere, dalla malinconia settembrina che bussa alla porta.

Perché l'inizio di settembre in questa città è sempre un momento sospeso e magico.
Sarebbe bello poter finalmente temperare la matita e cominciare il quaderno nuovo.

giovedì 20 agosto 2009

siesta

Una serata di chiacchiere prima del fine settimana, in cerca di un po' di sollievo dal caldo torrido della città, poi un vecchio film poi il sonno.
Ho sognato, ho fatto un sogno buffissimo, in cui ero a una festa a casa di un pubblicitario nella New York anni ottanta, e tutti eravamo vestiti à la Hepburn e con un Martini in mano.
C'era anche una piscina, e sprofondata su una poltrona rossa c'era Fernanda Pivano, con la quale non smettevo di chiacchierare che mi ascoltava e rispondeva sorridente.
(E' un saluto ufficiale, il mio, perché in un modo molto particolare le ho voluto bene, e in fondo è un pezzo di storia che se ne va. )

Firenze è ufficialmente un forno: dalla mia finestra entrano folate di aria bollente, io mangio solo insalata e non perché faccio la dieta, ma perché non riesco ad accendere il fornello quasi neanche per farmi un caffè. Intanto penso alle letture da fare e compro all'usato vecchi classici del jazz per cancellarli dall'hard disk e averli nella loro veste reale, di plastica e copertina e ringraziamenti in fondo.

Mi sento rabbiosa eppure bene, ho ancora il mare negli occhi ed è un segno buono, perché quando il mare mi accompagna e mi fa rinascere e non mi lascia amara e malinconica vuol dire che le cose sotto sotto sono a posto.
Certo molto sotto, perché nel mezzo mi arrabbio e sbraito e sudo e penso a chi me lo fa fare, di essere così vigile, invece di lasciare scorrere le cose e lasciarmi prendere dalla serenità che ogni tanto cerca timidamente di bussarmi alla porta.
Per ora non apro, ma credo nell'autunno, e in tutto il vortice di caos e impegni che si annuncia.

martedì 18 agosto 2009

com'è profondo il mare

Non so che raccontare della mia tre giorni siciliana, a parte che avevo bisogno di mare e mare ho avuto: uno dei più belli e commoventi che abbia mai visto e sicuramente in un momento della mia vita in cui sono facile a commuovermi.
Ho pensato e letto e mangiato cose buonissime e respirato sale e dormito poco.
Avevo due libri e due macchine fotografiche e niente lettore mp3.
Dev'essere per questo continuo vedere acqua intorno e pensare e socchiudere gli occhi per il sole accecante e non avere altra musica, che per tutto il tempo mi è risuonata in testa solo una canzone, anche mentre nuotavo, anche mentre ridevo e chiacchieravo, sotto sotto sempre la stessa.

Cosi' stanco da non dormire
le due di notte non c'e' niente da fare
mi piace tanto poterti toccare
o stare fermo e sentirti respirare
dormi gia' pelle bianca
come sarà la mia faccia stanca
provo a girare il mio cuscino
e' una scusa per venirti piu' vicino
provo a svegliarti con un po' di tosse
ma tu ti giri come se niente fosse
spengo la luce provo a dormire
ma tu con la mano mi vieni a cercare
tu come me
che le stelle della notte fossero ai tuoi piedi
che potessi essere meglio di quello che vedi
avessi qualcosa da regalarti
e se non ti avessi uscirei fuori a comprarti
stella di mare tra le lenzuola
la nostra barca non naviga
vola, vola, vola
Tu voli con me, tu voli con me
tu vola che si e' alzato il vento
vento di notte vento che stanca
stella di mare come sei bella
come sei bella e come e' bella
la tua pelle bianca bianca bianca.
Tu come me
Chiudi gli occhi e non guardarti intorno
sta gia' entrando la luce del giorno
chiudi gli occhi e non farti trovare
pelle bianca di luna devi scappare
dormi ora stella mia
prima che il giorno ti porti via
via via...
Tu come me
ora non voli si e' fermato il vento
posso guardare la tua faccia stanca
e quando dormi come sei bella
come sei bella e come e' bella
la tua pelle bianca bianca bianca...

[Lucio Dalla Stella di mare]

mercoledì 12 agosto 2009

wings


Ho pulito la casa, fatto due lavatrici, quasi finito la valigia. Devo ancora rigovernare i piatti della colazione e staccare un po’ di spine. Compresa la mia.

Avrei bisogno di due ali, anche piccole piccole, per sentirmi più leggera e non lasciare impronte profonde sul terreno. Ma comunque vada, vado a vedere il mare.

Parto, buon Ferragosto.