
La prima cliente di oggi entra con passo marziale e chiede il prezzo di un albero di Natale.
-Come lo vuole?
-finto.
(rapido sguardo fra me e la mia collega che significa "si comincia malissimo")
-d'accordo, ma che altezza?
-Quello.
-Viene xx.
-Voi siete matte! Vi siete montate la testa, voi commercianti, ma che vi credete, ormai è Natale, me lo
deve fare a metà prezzo!
-Noooo... (sorriso di compatimento)
-Come?
-No signora, non possiamo proprio.
-Mi chiami la titolare!
-Non occorre, basto io a dirle che non si può farle il prezzo che chiede (o pensa che abbia bisogno di una balia? Sembro giovane e carina? Sbagliato, sono vecchia e malvagia. Non sa quanto sono malvagia. In questo momento mi trattengo dallo sfoderare un ghigno malefico da cartone animato e dirle "sa signora che la sua sciarpa e basta costa il doppio dell'albero che chiede?" Sa che i miei nervi sono particolarmente tesi e che sono le dieci del mattino e ancora non ho preso il primo caffè?)
-Chiami la titolare e mi faccia l'ultimo prezzo!
Mi volto a rallentatore e faccio cenno alla mia collega di chiamare lei.
La signora riesce a strappare un considerevole sconto di venti euro.
Non le basta.
-Me ne faccia trenta
-No.
-Sì
-No.
-Ma insomma...
-Signora, che mestiere faccio io?
-...
-Vendo alberi di Natale finti.
-Appunto!
-Secondo lei se non li vendo a Natale quando dovrei venderli?
-Ma...
(sorriso.)
-Ma..!
(Se ne vada o la caccio.)
-Ma io li ho visti ai Gigli meno cari!
-A parte il fatto che dubito che siano della stessa qualità, se si trova meglio ai Gigli faccia pure.
E qui scatta il tocco di classe finale.
La signora si divincola dal mio sguardo da hostess sorridente durante una turbolenza.
-Ci penserò.
Mando mio marito.
(Forse il marito è un seduttore di gran classe. Forse noi stupide ragazzine saremo così intimidite dall'autorevole personalità del virilissimo marito da scioglierci, o smarrirci e regalargli l'albero aiutandolo anche a caricarlo nel portabagagli.
Provo la stessa sensazione che proverei a vedere un bambino delle elementari che piange e dice "lo dico alla maestra!")
-Ottimo, l'aspettiamo.
In questi giorni di festa -si fa per dire festa, credo che in nessun periodo dell'anno la gente riesca ad essere così acida, sgarbata e frettolosa- mi torna sempre in mente questa canzoncina. La canticchio in motorino mentre congelo, penso alla neve, contemplo le mie dita arrossate, e sogno dodici ore al giorno di svernare come i ghiri sotto al piumone, con una scorta di nocciole.
C'è la luna sui tetti e c'e' la notte per strada le ragazze ritornano in tram
ci scometto che nevica tra due giorni è natale ci scometto dal freddo che fa.E da dietro la porta sento uno che sale ma si ferma due piani più giùè un peccato davvero ma io già lo sapevo che comunque non potevi esser tu. E tu scrivimi scrivimi se ti viene la voglia e raccontami quello che faiSe cammini nel mattino se ti addormenti di sera e se dormi che dormi e che sogni che faiE tu scrivimi scrivimi per il bene che conti per i conti che non tornano mai
se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso quell'allegra tristezza che c'hai
Qui la gente va veloce ed il tempo corre piano come un treno dentro una galleria
tra due giorni è Natale e non va bene e non va maleBuonanotte torna presto e così sia.
Francesco De Gregori, Natale