ritengo che per comprendere interamente una sola cosa, non importa quanto sia minuscola, occorra la comprensione di ogni altra cosa al mondo. Ecco perché a volte mi do per vinto di fronte alle cose più semplici; ecco perché non mi dispiace di passare una vita intera nel prepararmi a iniziare la mia indagine. (John Barth. L'opera galleggiante)
mercoledì 10 ottobre 2007
cristallo
Equilibrio. Questo ci vuole, equilibrio.
Reagire alla sensazione di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato che mi ha aggredita in questi giorni ogni volta che mi svegliavo.
Reagire al nervosismo che mi fa venire voglia di rispondere male e andarmene sbattendo la porta.
Reagire alla voglia di dormire. E poi reagire all’insonnia.
Reagire al fatto che ho tutto sparso in giro e non trovo le cose.
Reagire al “che faccio, dove vado, cosa voglio che c’entra tutta questa gente con me”.
Mi ritornano le vecchie pulsioni: per esempio avrei assolutamente bisogno di muovermi e parlare una lingua diversa. Avrei bisogno di un aereo sul quale abbandonarmi alla lettura di riviste. Di un volo che mi obblighi a portarmi una giacca sul braccio, che chissà che tempo farà quando atterro.
Ma non è il momento della fuga, è il momento della trincea.
Del coltello tra i denti in negozio e fra le mura della stanza davanti ai libri aperti. E se la rabbia c’è, (per quanto sia inspiegabile c’è) è il momento di incanalarla nella realizzazione dei progetti, non nelle camminate sfiancanti fra metropolitane e marciapiedi stranieri.
E stavolta resisto. Stavolta vinco io.
domenica 7 ottobre 2007
venerdì 5 ottobre 2007
sembrava un lunedì
Uno passa due giorni belli ma faticosi a correre, prendere e perdere treni, godersi un concerto favoloso mischiandosi a sessantacinquemila persone, spiaccicarsi negli autobus, dormire per terra, ammirare di corsa una città che non conosce, stringere mani, combattere col torcicollo, combattere con gli appuntamenti, contare gli spiccioli, ricontare gli spiccioli, sbadigliare, programmare, soffrire il freddo e il caldo, ricombattere col torcicollo (che sembrava debellato invece guarda un po'? eccolo lì di nuovo) vagare nella periferia della sua città in cerca della propria vespa rimossa dalla municipale e portata in un posto che sembra lo scenario di un film western e intanto, a bordo dell'ultimo treno mentre torna a casa, mentre il vicino di sedile legge il giornale invadendo quel minimo di spazio vitale che gli servirebbe per respirare, spera che la giornata di lavoro che comincerà alle tre e mezza sia gentile, che non ci siano troppi ordini da evadere, che non ci siano scatoloni da sollevare (ché il collo davvero si arrenderebbe del tutto all'idiozia della testa che regge) che non si accalchino le solite vecchiette, o meglio, che si accalchino pure ma che evitino di tergiversare o di essere acide.giovedì 27 settembre 2007
fra un acquazzone e l'altro
Giornataccia, temo. Dopo vari tentativi di organizzare il fine settimana in modo che avesse una logica salta tutto per aria e mi ritrovo con la prospettiva allettante di studio+lavatrici+gatta urlatrice da badare causa viaggio a Parigi dei miei. E mi trovo qui a fantasticare su Parigi in Ottobre, la mostra di Fragonard, una pioggia fine (nel suo primo giorno a Parigi si procuri della pioggia signor Larrabee) scarpe allacciate e piccoli caffè con lucine gialle in cui fermarsi a scrivere su un quaderno nuovo e con una matita con la punta appena fatta, magari verde.
Pioverà questo fine settimana. Le previsioni sono funeste e io allora ho fatto scorta di biscotti al cioccolato.
E scaccerò la tristezza in qualche modo, anche se il venerdì si annuncia massacrante e la spalla mi fa di nuovo male (comincio a pensare che sia psicosomatico, ma può davvero essere psicosomatico un dolore così acuto?) fantasticando sul mio prossimo tour de force.
Ché in fondo questa cosa l’aspettavo da una vita, e non credevo nemmeno che fosse possibile.
martedì 25 settembre 2007
che meraviglia
Il figlio del mio capo ha appena iniziato la prima elementare.Oggi dopo la scuola è passato dal negozio e mentre aspettava che sua madre finisse delle cose si è messo a fare i compiti proprio qui, sul tavolone ingombro di candele, pacchi, pennarelli indelebili trincetti e carta velina.
Una lunga serie di colori e forme:
cerchia di rosso la lettera "A"
unisci gli oggetti alla forma a cui assomigliano
e lui in piedi con in mano la sua matita rossa e tutta la lingua fuori a fare le sue "a" nei quadretti
Sono emozionanti, gli inizi.
La soddisfazione di quel bambino quando ha finito e mi ha fatto vedere il quaderno è veramente un'immagine incantevole.
mercoledì 19 settembre 2007
tutto relativo
-signorina lei che è alta... -... ... io?
(questa proprio non me l'aveva mai detta nessuno..)
guardo la signora che mi arriva alla spalla.
-mi prenderebbe le lasagne lassù?
intanto tira un vento fortissimo che scuote tutto dentro e fuori.
Le finestre sbatacchiano, le tende svolazzano e i miei capelli sono elettrici.
Oggi per strada si respirava l'autunno.

