lunedì 24 febbraio 2014

lunedì

Rientro faticosamente a casa dopo aver passato il fine settimana a chiacchierare, vedere partite e festival di Sanremo, lavare piatti, rilavare piatti, cercare di sentirsi utili.
Rientro in casa ed è tardi, mi accoglie il mio profumo di colonia e polvere di caffè, qualche volta di panni stesi, metto sul fuoco il bollitore, mangio un biscotto. Riapro il lavoro quasi finito, spulcio Repubblica, ascolto due o tre canzoni, e mi ripiego sulle mie virgole e i miei punti.

Ieri ho incontrato al supermercato un vecchio amico che non lavora, ed è contento. Parte, poi torna, lavora tre mesi poi smette, e sembra contento. Non so se c'è o ci fa, ma mi sembra sincero. Mi chiedo come si fa, io se non faccio tre lavori insieme mi sento persa e inutile, e poi mi coglie il pianto. Mi coglie di sorpresa senza preavviso, perché ho ritrovato una fotografia o perché ho rivisto il finale di un film d'amore. Mi coglie quando sono inattiva e mi fa impazzire
di rabbia, e allora inattiva non ci resto, a costo di svenire per strada, perché sono andata di corsa a lavorare senza aver fatto colazione.

Quindi ecco la mia medicina, correre, fare, poi fermarmi per tirare il fiato, poi ricominciare.
Pazienza per tutto quello che non c'è.
Pazienza per le storie che non posso raccontare o per le lampade che devo scegliere da sola. Me lo ricordo com'era fare le cose con la voglia di condividerle, e semplicemente non lo voglio fare più. Non mi voglio ritrovare con altre foto che mi facciano imboscate o con altra musica che mi paralizzi.

La fortezza rialza il ponte levatoio e chiude il portone.

mercoledì 22 gennaio 2014

cristallo

Il primo raggio di luce primaverile dell'anno lo raccolgo sola, in un luogo desolato, seduta su una giostrina da bambini in attesa che sia l'ora giusta per mettermi in moto.
Faccio l'inventario del mio futuro mentre mi accorgo che un sole pallido e qualche uccellino ardimentoso hanno fatto capolino a metà della giornata umida.

Il primo mese di questo anno complicato è già alla fine e io non so bene che pensare.
Va tutto di corsa, ho trentasei anni, faccio ancora delle cose che facevo a ventisei e tante altre invece non le faccio più ma non so se sia proprio un bene. Forse sì.
Il sonno mi sfugge e i sogni sono complicati e lunghi.

Per ora ho messo via questo attimo di pace solitaria, senza foto, senza musica e questa illusione di primavera in arrivo.

martedì 24 dicembre 2013

Although It's Been Said Many Times, Many Ways...

Buone feste anche per quest'anno,
fra pacchetti riccioli ghirlande e glitter, come sempre,
ma anche fra progetti, preoccupazioni, sogni,
gente che mi manca da morire,

l'anno finisce e io mi fermo a pensare
a tutti i momenti in cui mi sono dovuta fare coraggio,
a tutto il bene che so di avere intorno che genera coraggio,
a tutte le serate lunghe e le giornate troppo corte,
e alle ore di sonno che mancano e alle risate e alla voglia di fare,
e ai film d'amore guardati sul divano prima di dormire, e ai romanzi
che ficco ogni sera sotto il cuscino,
alle incombenze, alle scadenze rispettate
e a tutto quello che ancora è in ritardo e aspetta,

ai prati d'Irlanda e alle chiacchiere al bar
ai bambini e alle loro chiacchierine,
alle telefonate fatte e alle telefonate mancate,
alle mie attese e alla pazienza,
a tutte le foto riuscite e a tutte quelle da buttare,
a tutta questa strada e alla lacrima che mi ingoio ogni sera,

andrà bene, mi dico ogni sera, e ogni sera ci credo, e ci credo anche stasera,
mentre mi auguro Buon Natale aprendomi un mini panettone e saluto metaforicamente l'anno con tutti i suoi pasticci e tutti i miei pasticci.

Auguri a tutti.



domenica 3 novembre 2013

alla Barriera delle Cure

Il quartiere dove vivo, per molte cose, ancora è riconoscibile in questa descrizione, dolcissima.

Per virtù di quella rapida decisione, tre mesi dopo io mi trovava dalla parte opposta della città in quelli ch'erano, e sono ancora, i quartieri nuovi di Firenze, alla Barriera delle Cure, o "alle Cure" solamente, come dicono i fiorentini; dove i poderi avevano da poco iniziato a esser lambiti, manomessi, disseminati e invasi dalle costruzioni nuove. 
     Addio palazzi grandi e austeri, severità e magnificenza di architetture, pura grandezza delle linee, tettoie, capitelli, cornici: un'altra vita, un'altra luce, un'aria diversa. 
   Casette candide, variopinte, rosee o azzurrine, fra orticelli e giardinetti; persiane verdi, tetti rosseggianti o di corallo, cancellate, muricciuoli, terrazzini; fronde fiori e frutti; aiole bordate di fragole o violette, olezzo di cedrina e di menta, tralci di rose espansive che si sporgono dall'uno all'altro giardino o vi tendono l'occhio curiose; crosciare di cannelle, sgocciolio di acque, sbattere e posare di annaffiatoi; gorgheggi di uccelli e fanciulle, urla e risa di bimbi e pianti e cani che si mischiano alla loro allegria; passi vellutati di gatti sopra i muri di confine, tubare di colombe alle grondaie, crocchiolar di galline, frulli d'ali; lo stillicidio del pianoforte percosso da dita esili e incerte, il legno dolce d'un violino, una palla che evade inseguita da un grido; intrecciarsi d'occhiate e di sorrisi, di saluti, di richiami e conversari intorno a queste case che sembrano talune di legno o di cartone, fatte per le bambole, che giuocano e civettano al sole e gli ridono a bocca spalancata come se facesse loro il pizzicore, e tutte le possiede; che il temporale schiaffeggia e scarduffa, e fa rannicchiare ad occhi chiusi, trepidanti e silenziose. Vita che oggi mi fa pensare a un San Francesco dipinto sopra una scatola di confetti. 

Aldo Palazzeschi, Stampe dell'Ottocento, Firenze, Vallecchi 1957.

venerdì 18 ottobre 2013

traccia

È una settimana difficile, per molti motivi.
Non ho tempo per fare quasi nulla a parte lavorare notte e dì, ma lunedì facendo una capatina in libreria ho trovato il libro nuovo di Antonio Pascale e ho pensato che l'Universo stava cercando di coccolarmi un po'.

Poi ho avuto poco tempo per leggere, naturalmente. Ma a un certo punto ho trovato questo:

«E pedalando sono arrivato a casa, mi sono fermato, immobile, sotto il portone a pensare: lo vedi che bel documentario verrebbe fuori? Certo, è complesso, mica posso solo intervistare le persone e sentire cosa pensano della moglie, dell'amante, dei figli, dei genitori, è necessario mettere insieme neuroscienza, psicologia cognitiva, biologia evolutiva, prima la chimica e poi i sentimenti, e mica la parola amore rende la vita migliore, no, semmai la rende possibile, migliore certo che no, anzi spesso i sentimenti sono duri, brutali, in fondo discendiamo dai rettili desideriamo conquistare il territorio, soffriamo se non ci riusciamo, ci sentiamo inadeguati, e cosa si nasconde dietro i sentimenti? Il nostro passato, i nostri dolori, le risposte giuste date al momento sbagliato, il modello, nel mio caso il modello meridionale, le contraddizioni, ecco, bisognerebbe inserire tutte queste cose in una... in una... una traccia [...].»


venerdì 27 settembre 2013

spot



“So bene che i fiorentini dovranno subìre qualche disagio in questa settimana e mi scuso con loro”, premette il sindaco. “Non dimentichiamoci però che questo è l'evento sportivo più importante ospitato dalla città in sessant'anni e che rappresenterà per Firenze un gigantesco spot. Saremo visti in tutto il mondo e voglio ringraziare lo sforzo di tutti quei commercianti che hanno allestito vetrine, iniziative ed aperture straordinarie in occasione dei Mondiali."

 Così dice Renzi oggi sulla pagina fiorentina di Repubblica.
Anche noi in negozio abbiamo allestito le

vetrine con biciclette, caschi e ruote e sellini. Anche noi abbiamo esteso l'orario di apertura fino a dopo cena. Abbiamo fatto tutto il possibile per fare in modo che i mondiali di ciclismo apparissero attraenti o si trasformassero in un'occasione per i fiorentini di fare delle cose diverse. Ma i clienti non c'erano.
Quello che Renzi non dice è che i fiorentini - o almeno quelli che hanno potuto farlo - hanno messo le macchine nei garage all'inizio della settimana e la riprenderanno lunedì prossimo. E hanno ridotto allo stretto indispensabile tutte le attività che li obbligavano a uscire.
Anche secondo me è bello avere delle occasioni per lasciare a casa la macchina, uscire a piedi o in bici e scoprire che la città può essere vissuta diversamente. Ma, da quello che ho capito, dopo una giornata passata a combattere per portare i figli a scuola attraverso percorsi alternativi, per andare a lavorare attraverso percorsi alternativi, per fare la spesa attraverso percorsi alternativi, e nella prospettiva di dover affrontare tutto da capo il giorno seguente, i fiorentini non si sono messi a fare le vasche per vedere i negozi aperti fino alle 23. Di sicuro non è accaduto nella via dove lavoro io, anche se era piena di vetrine con le biciclette e i manubri e anche se è considerata un "centro commerciale naturale".

Forse questo è accaduto in centro, nel triangolo magico Duomo-Piazza Signoria-Piazza della Repubblica. Ma onestamente quella parte della città non ha poi tutto questo bisogno di essere sponsorizzata no?

I primi tre giorni sono andati bene, i percorsi alternativi erano facili. Ma da oggi fuori dal cerchio magico del centro storico più patinato, quello che si poteva vedere erano strade deserte, negozi chiusi per due giorni, gli uffici e le scuole chiuse per due giorni, la gente a ciondolare per le vie del proprio quartiere per comprare giusto latte e pane e poi tornare a casa. Qualcuno ha approfittato per fare un bel weekend lungo al mare o da qualche parte e si è lasciato alle spalle la città e i suoi disagi. Con tanti saluti alla possibilità di vivere un evento sportivo unico in sessant'anni di storia cittadina.

Lo spot per Firenze c'è stato, l'evento è stato bello.
Per quanto riguarda l'apertura della città, ho più di qualche dubbio.

martedì 3 settembre 2013

colori


Si torna al lavoro.

Con tanta energia con tante cose negli occhi. Con i verdi dell’Irlanda, i blu e oro dell’Elba, con l’abbronzatura che già sbiadisce, con i cieli freschi di settembre, con tutto il passato nella tasca sinistra e tutto il futuro nella tasca destra.

Questa estate è stata lunga, emozionante, piena di valigie fatte e disfatte in continuazione, piena di cambi climatici e libri.

Trovato a poco un librino dell’Einaudi di Luzzati e Conte intitolato facciamo insieme il teatro, pieno di cose interessanti. Scoperto saggio sulla traduzione nel mondo classico, finito in più riprese il romanzo di Lagioia: veramente un piccolo gioiello. Raccolte immagini su immagini per il progetto per l’infanzia, riletti libri della mia infanzia con qualche commozione, scritte lettere, spesi soldi (sempre troppi, mannaggia alla scialacquatrice che sono) per piccoli oggetti che allietino le giornate invernali.

Che altro voglio? Voglio un sacco di cose, ma sabato sera a metà delle nostre solite elucubrazioni a cena, mi sono alzata e ho abbracciato L. strettissima e le ho detto “ma quanto sono felice ogni volta che ci sediamo a questo tavolo a fare progetti?” E ridevo come una bimba. E avevo addosso il maglione color ciclamino che mi metto quando sono sicura della mia faccia e i sandali con i tacchi alti.
Queste pareti bianche sono piene di piccoli fuochi artificiali.