giovedì 16 ottobre 2008

mentire


Lo riconosco, l'amore quando lo vedo.
Il mio zio che sorridente mi guarda e chiede "allora! Come va! Quanto sei felice?"
Quello è amore. Di un tipo semplice e ingenuo. Non potergli dire "sì, sono felice" per me è una sconfitta.
Riconosco l'apprensione, quando la vedo. Quel modo di guardarmi dentro della mia amica quando sa che sto per piangere ma trattengo tutto sotto la frase "in qualche modo sistemerò tutto" è apprensione. Anzi è apprensione+amore. Vorrei dirle quanto le sono riconoscente.
Non ne sono capace.
Mi consolo sapendo che lei, in fondo, questo lo sa.

La sensazione generale è quella di essere inciampata, caduta ed essermi spaccata i denti sul selciato.
Non chiedetemi come sto, così non dovrò mentire.

sabato 4 ottobre 2008

A winter's tale


la biondina è uscita dal metro, trascinando la sua pesante borsa -rigorosamente verde- carica di scartoffie, libri, telefoni e relativi caricabatterie, e altra roba tipo pacchetti di caramelle a metà, bottigliette d'acqua, scontrini usati, sigarette, quattro mazzi di chiavi, cinque penne (tre verdi) e quattro matite di cui una spuntata, fazzoletti, una busta con dei trucchi e uno spazzolino da denti, e altri oggetti inutili.
vestita solo di un velo di tristezza nuovo di zecca, di una collana a maglie fitte con un ciondolo al centro e del suo profumo di fiducia.
Stanca. La biondina non è mai stata così stanca in vita sua. Ci pensa solo un istante prima di ripartire per un nuovo viaggio alla ricerca di caffè per tenersi in piedi e versi in rima per tenere il ritmo.

Intanto si avvicina l'inverno.


giovedì 18 settembre 2008

la biondina nel metro


tutto sembra vagamente impreciso.
La giornata passata interamente sui tacchi alti (l'ultima presa di posizione della biondina dopo le vacanze) si risolve in un prolungato sospiro di sollievo quando li sfilo dopo le ormai consuete dodici ore distanti dalla mia camera. 
L'abbigliamento, fatto di strati di diversa pesantezza per ovviare al caldo delle due di pomeriggio come al freddo dell'ora dell'aperitivo e poi al gelo del ritorno in motorino intorno alle undici, si rivela un' armatura quando fa caldo e un velo di cipolla quando fa freddo.
La tesi sembra ogni volta finita ed intoccabile, ed ecco che salta fuori una discordanza di tempi dei verbi, una leggerezza di scelta di vocabolario o, peggio, un errore in bibliografia o nelle note.

Tutto si trova leggermente fuori asse.

Ho imparato a conviverci, in questi giorni. 
Ho imparato molto in questi giorni.
Sto diventando un mostro di senso pratico e allo stesso tempo -figuriamoci se non succede una cosa e il suo opposto insieme, in questi giorni- sto fantasticando alla velocità di un treno lanciato a tutta birra nello spazio.

Leggo, più del solito.
Come al solito, con la presunzione che mi contraddistingue, quando leggo pensieri di Frederica Potter, mi sembra che qualcuno mi abbia spiata e si diverta a parlare di me al resto del mondo.

Arriva a scuola stringendo tra le mani la lezione su amore e matrimonio in Forster e Lawrence. Il viaggio in metropolitana la rincuora. Ci sono tante persone, tante facce, tante vite possibili. Persone reali, sebbene la moda imperante spinga molte ad assomigliare a bambole pallide con occhi tondi e bocche lucide. Crani calvi e acconciature a cupola, chiome fluenti e ispide creste, berretti dei Beatles e cappellini impermeabili, semicerchi di plastica trasparente a pois cremisi e smeraldo, porpora e arancio, fermati su capelli grigi da nastri annodati sotto menti flaccidi. Lì si sente sicura e anonima, e tutti sono interessanti.

Antonia Byatt, La torre di Babele


martedì 9 settembre 2008

dubbi


c'è un ragno enorme, delle dimensioni di una tarantola, che mi guarda dal soffitto, esattamente perpendicolare alla mia testa.
Non ho paura dei ragni in realtà.
Temo un po', che ne so, che perda l'equilibrio e ci troviamo a una involontaria colluttazione notturna.

Che si fa in questi casi?
NON si uccide
NON si scuote giù con la scopa (perché se cade nel letto e non lo trovo più sto con più ansia di prima)
NON si convince con la dialettica a spostarsi di lì (già provato.)

E' bello interrogarsi su certe cavolate di martedì alle nove, appena rientrata dal lavoro e col punto interrogativo su che farsi da cena, oltre che su che fare del resto della propria vita.

mercoledì 3 settembre 2008

Leggermente instabile



Dopo aver passato tre giorni ad aggiungere virgole, punti, note, rimandi, citazioni, bla, bla, bla, bla, è finito anche il penultimo giro di revisione della tesi.
Arrivo dopo i fuochi, lo so, ma sono perdutamente innamorata di Open Office che ha fatto un sacco di cose al posto mio (e soprattutto sono eternamente grata ad E. che mi ha insegnato come usarlo) e per festeggiare sono andata a sentire, per la seconda volta quest'anno, Cristina Donà che cantava gratis alla festa dell'Unità, anzi no, alla festa del PD, insomma la solita baracconata fatta alla Fortezza ma purtroppo senza la ruota di Montespertoli dove si vince il prosciutto, senza il gioco dei tappi dove si vincono le piante e soprattutto senza i banchetti di libri e fumetti a metà prezzo.
Ho pianto a un certo punto del concerto.
Ma tanto ormai piango ogni dieci minuti.

Ho pianto a rivedere Notting Hill quando lei dice "posso restare ancora un po'?" e lui risponde "resta per sempre".
Ho pianto quando il mio babbo ha compiuto gli anni ieri.
Ho pianto dopo che il professore mi ha detto "via, allora è tutto a posto"
Ho pianto una mattina la settimana scorsa dopo essermi svegliata a metà di un sogno in cui la mia amica che aspetta un bambino mi diceva "tocca la pancia porta fortuna!"

Insomma in questa settimana non ho quasi fatto altro che piangere, ridere, scrivere al computer, spedire pacchi, correre da una parte all'altra della città.

Questo fine settimana vado al mare.

E volare sopra campi sconfinati puntando a sud Poi toccare con le ali le tue ali senza andare giù Devi credere che al mondo non c'è niente di impossibile Se atterri nell'ombra ricorda la luce anche s'è nascosta Pensa leggero, come un foglio leggero Assecondando anche le curve violente Vola leggero su di un foglio leggero La paura appesantisce la mente Questo lo sai, lo sai

[Cristina Donà, Migrazioni]

venerdì 29 agosto 2008

prima di ricominciare


Ancora stordita dalla giornata di super lavoro, aspetto che salga il caffè per riuscire a connettere un altro paio di ore e fare ancora qualcosa.
Oggi pensavo al lavoro, al mio lavoro nel negozietto, al modo in cui l'ho sempre affrontato e al modo in cui lo vivo.
Adesso che dovrò cominciare a cercare strade diverse, ho l'impressione che mi succederà la stessa cosa che è successa alla ragazza che mi ha preceduta.
Lei è una giovane Colombiana, bella e brillante, giornalista, scrittrice e probabilmente una serie di altre cose che mi sfuggono. Soprattutto quello che mi affascina di lei è che è probabilmente la lettrice più avida e rapida che conosca: quando lavoravamo insieme non si faceva in tempo a comprarsi un libro o a scoprire un autore che lei ti poteva fare una recensione e dirti cosa altro leggere di simile. Piuttosto naturalmente è passata dal nostro negozietto ad una casa editrice, con risultati, non dubito, ottimi.

E' un po' che non la sento perché si è trasferita, ma l'ultima volta che l'ho vista, un paio di mesi fa, mi diceva che un po' rimpiange i ritmi lenti del negozio, quando poteva passare i pomeriggi a leggere dietro al bancone e allo stesso tempo scrivere le sue cose, studiare, e tutto.
Credo che stia fomentando il mio capo perché apra una succursale del negozio nella sua nuova città, per poter avere di nuovo quel tempo e quella larghezza di riflessioni.
Il nuovo negozio non somiglia neanche un po' a quello vecchio. E' più grande, ha molti più clienti, una gestione più difficile e richiede maggiore attenzione in tutto.

Ma oggi pensavo, mentre continuavo le mie revisioni e il mio studio fra un cliente e l'altro (un'attività che sconsiglio a meno che non si sia, come me, in un momento tanto frenetico da non potersi permettere altre pause se non quelle destinate al pranzo e alla cena) che forse anche a me mancherà questa sensazione di poter sempre fare come mi sembra meglio, di poter sempre prendere decisioni e godere di una fiducia praticamente illimitata da parte delle persone con cui lavoro, e poi di poter dire in certi giorni e in certe circostanze -anche se ormai rare- adesso mi apro un libro mentre aspetto la cliente delle otto meno due minuti.

Ché tanto arriva sempre, costringendoti a rincasare mezz'ora dopo il previsto e con una fame che divoreresti una scarpa come Charlot, ma che però, il giorno dopo, torna e dice alla tua collega "non c'è oggi quella signorina bionda, tanto carina..."

mercoledì 27 agosto 2008

due minuti


.. di pausa sigaretta (mezza sigaretta) per fare capolino qui e far presente che sono tornata.
Da un bel pezzo, direi.
Già al lavoro, anzi ai lavori, in casa è tornato anche il consueto cic ciac di ciabattine infradito e le risate. Vicino al mio letto, sull'asse da stiro, si accumula una pila sempre più inquietante di panni da stirare, le cose intorno si accomodano sulle pieghe di un agosto che climaticamente sembra già settembre. Io no, non mi accomodo, anzi mi sento sempre un po' in due posti diversi allo stesso tempo ma, temo, dovrò farci l'abitudine.
Progetto, poi mi scopro povera, poi riprogetto, poi mi scopro stanca, poi riprogetto e penso che andrà tutto per il meglio. 
Il finale è incoraggiante.