mercoledì 12 gennaio 2011

stagioni


Così ho compiuto gli anni. Ho ricevuto in regalo una foto della mia nonna e del mio nonno a una festa da ballo, tutti eleganti e sorridenti, lei in poltrona, lui appoggiato al bracciolo con l'inseparabile sigaretta fra le dita, lei con lo sguardo pulito, che ha avuto sempre, lui con quello sguardo ironico, che ha avuto sempre e che persino io mi ricordo, anche se l'ho conosciuto poco. Sembrano personaggi di un romanzo del secolo scorso, uno di quelli in cui la gente beve tanto e fuma tanto, ma non perde mai la flemma, anche se magari si stanno spezzando dei cuori o rivoluzionando delle vite fra un giro di danza e un bicchiere. L'ho messa sul cassettone, insieme alla foto di Celeste e a quella dell'Elba, cioè, dell'Eucalipto dell'Elba (che è un luogo già di per sé, un incrocio della mia vita) e mi intenerisco tutte le volte che la guardo.
Il giorno del mio compleanno mi hanno dato un lavoro bello, e improvvisamente mi sono sentita giovane e ho pensato che in fondo posso anche superare l'inventario, anche quest'anno. E poi oggi ho tenuto in braccio Federico per una decina di minuti e ci siamo fatti le facce, poi lui mi ha rigurgitato il latte sulla sciarpa e io mi sono messa a ridere e ho pensato "che tipo buffo che sei, e come sei morbido". Alle otto stasera non avevo ancora cominciato a fare i conti e a pulire, i brillantini delle piante dorate ce li avevo dappertutto, i fogli degli ordini non erano ancora archiviati e il computer si rifiutava di spegnersi.
Ho fatto un respiro e mi sono messa cinque minuti sulla porta a fumare una sigaretta nel freddino della sera, con le luci abbassate e il bandone a metà.
In quei cinque minuti ho annusato l'aria, e mi è sembrato di sentire un odorino di stagione che cambiava.
So che non è ancora ora, che il freddo durerà ancora e le giornate non si allungheranno che fra un bel po'.
Eppure c'era qualcosa nell'aria.
"Che stia succedendo qualcosa?" Mi sono chiesta.

Non ho saputo rispondere, ma il computer, quando sono rientrata, si era misteriosamente - e per motivi che solo lui sa - spento.

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