lunedì 6 febbraio 2012

cristallo

Leggo Murakami, preparo dolcetti vegan, ascolto le First Aid Kit, invado il mondo di kleenex, bevo tè bollente e tisane speziate, e conto, conto, conto, non faccio che contare oggetti: l'inventario quest'anno sembra non finire mai. La notte sogno gli scaffali del negozio invasi di roba a cui mi illudo di dare un ordine.
Alla cena domenicale c'era il brodo, e dopo il brodo c'era 84 Charing Cross Road, e naturalmente abbiamo pianto tutti, così ho aggiunto ai fazzoletti dell'influenza i fazzoletti della commozione.
A letto, con la borsa dell'acqua calda, il plaid sul piumone e il computer sulle ginocchia, mi illudo di ricevere posta che, adesso so per certo, non arriverà che domani.

Per un istante ho desiderato l'influenza dei piccoli, quella di quando non ti alzavi mai dal letto, ed eri esentata da qualsiasi attività che non fosse giacere fra le coperte e leggere, al massimo dormicchiare davanti a un film. Invece domani è già lunedì, e bisogna raccogliere le energie per cominciare la settimana. E anche decidersi a rompere il taboo, forse, e prendere un'aspirina senza aspettare che gli anticorpi facciano tutto il lavoro da soli.

Un abbraccio, un bell'abbraccio mentre mi addormento, questo ci vorrebbe, adesso.

lunedì 30 gennaio 2012

interiors

Fa così freddo che ho tirato fuori da chissà dove una vecchia giacca da sci verde, che mi trasforma in una cosa tonda e morbida e che mi fa lo stesso effetto del piumone la mattina: non vorrei mai uscirne.
Guardo il cielo, così limpido, e penso: "nevicherà".
Penso: "ma sì, copriamola di neve questa città così grigia, questo posto buffo dove mi sento allo stesso tempo una pietra di ogni marciapiede e un'estranea, copriamolo di neve e vediamo quest'anno cosa succede".
L'anno scorso si è paralizzato tutto, e tutto si è coperto di silenzio e di persone che correvano nei posti a piedi.
Forse ci vorrebbe.
Perché adesso che ci penso, le cose stanno correndo e io non le so acchiappare.
Perché per esempio, essere l'altra sera in un posto pienissimo di gente a sentire un concerto meraviglioso, mi ha fatto come rinascere.
Anche essere abbracciata da sconosciuti e guardata con curiosità dopo, non è stato da meno.
Allora cos'é? Ho solo fatto finta che tutto questo non esistesse più?
Ho creduto di poterne fare a meno, mentre tutti facevano le loro corse e io mi accoccolavo sotto il plaid a tradurre e a leggere convinta che quella fosse l'unica cosa capace di portarmi gioia?

Forse.
O forse è un ultimo rigurgito di un mondo che non c'è più, punto e basta.
Non so che pensare e mi sento come in altalena.
Let it snow.

domenica 15 gennaio 2012

fire

Nel 2012 mi sveglio una mattina in una stanza viola, fuori c'è il sole e si sente il rumore del vento fra gli alberi. Passeggio vicino all'acqua, poi respiro forte l'aria fredda di gennaio.
Nel 2012 racconto storie e poi le scrivo, e poi mi rendo conto che le sto raccontando solo a me stessa. Ho visto tante notti e la luna piena, e ho visto una nave enorme accasciata come un animale smarrito di fronte alle coste della mia regione. E improvvisamente il telegiornale è diventato un film, e tutto quello che si raccontava sembrava un film: i poliziotti con in braccio i bambini, le persone avvolte nelle coperte, la pila di salvagenti rossi ammucchiati al porto e il freddo che bucava lo schermo e faceva tremare le ossa anche dal divano.
Nel 2012 ho visto uscire la mia prima opera tradotta, che non è un romanzo, e che non è l'autore dei sogni, ma c'è il mio nome sopra, e fa comunque un certo effetto. E poi ho visto uscire una raccolta di poesie meravigliose: lì il mio nome sopra non c'è, ma è come se ci fosse, e fa da carburante, è come un calore fermo al centro del petto che mi fa sentire viva e capace di gioire di cose che non sa nessuno.
Nel 2012 quello che devo imparare è gioire delle cose che non sa nessuno, delle parole lente e e calme di un pomeriggio immobile, delle stanze viola in cui mi sveglio quando nessuno sa dove sono, delle luci della sera e delle nuvole che corrono veloci, della mia inconfessabile forza e della mia timidezza, sempre protagonista di tutte le giornate.
Ho visto un altro compleanno, una serata in Santa Croce e un fuoco, acceso.

martedì 27 dicembre 2011

Minuetto

Le nuove cuffie che ho attaccato all'i-phone sono bellissime e mi fanno sembrare più giovane. Anche i vestitini corti di lana mi fanno sembrare più giovane. È un bene perché invece il Natale mi invecchia, e ci arrivo sempre così stanca che quasi non mi appassiono abbastanza alle storie del Natale presente, passato e futuro. Ci sono, poi, le storie del Santo Stefano: quelle, fatte da quattro bellezze che si riuniscono fra le colline senesi e i cipressi, e sono le più vere e vive, e Natale non avrebbe quasi senso senza. Mentre penso a tutto quello che ancora posso aggiustare del 2011, mi preparo a ricominciare da capo la mia battaglia contro le incomprensioni, le parole che ci sono e quelle che mancano. Si vede che è il mio ruolo in questa danza, e l'unica cosa che si può fare è evitare di confondere i passi. Buon 2012.

giovedì 8 dicembre 2011

Sharing nights

Ho provato a rifare il trucco al blog, come fanno tutti in questi giorni, ma sono riuscita a cambiare pochissimo.
Al mio sfondo nero con pochi fronzoli, in realtà ci sono affezionata.
Scrivo poco qui, forse troppo poco, ma ho ricominciato a scrivere lunghe lettere a M. che archivio con l'etichetta "nights".
E' molto bello questo nuovo  scambio, io con le mie novità silenziose, le mie nuove notti in bianco, lei con le sue nuove notti in bianco. Sono notti intense, davvero come non me ne capitavano da tempo, fatte di odori nuovi e di emozioni sconosciute.
Era cominciata così:

Torno a casa, sono le cinque del mattino, per strada ci sono solo i camion che consegnano il latte, canto a squarciagola crown of love, perché è la settimana dell'ascolto compulsivo degli arcade fire e mi butto sul letto struggendomi... come una tredicenne.
E come una tredicenne che si rispetti, scrivo subito all'amica.

poi un paio di giorni dopo:

ci sono cose che
si scoprono solo
dopo una notte che comincia alle 10 e finisce alle 7 di mattina..

e poi:

...dalla finestra sul soffitto si vede la luna piena
chiudo gli occhi poi li riapro
la trapunta azzurra, tutta appallottolata
mi devo alzare, devo andare a casa
sono le due di notte [...]
che avrò fatto per meritarmi tanta bellezza?

Poi ci sono le riflessioni che mi fa tenerezza rileggere, perché sono naif, e magari proprio perché sono naif hanno un fondo di verità:

A volte mi viene da pensare al finale di Whatever Works di Woody Allen, quando la ragazzina lascia il fisico dicendo "le persone non sono tutte vermetti, credo solo che si stringano fra loro perché sono terrorizzate" e poi lui, il fisico ateo incallito che profetizza l'implosione dell'universo si mette insieme alla medium e dice "che vi devo dire, basta che funzioni".

La mia scrittura, il mio mondo, la lettura, i dischi, il negozio impazzito, il Natale che arriva.

Più di una volta in questi giorni mi sono chiesta "ma che sto combinando?" Poi rileggo le lettere che ho scritto, e poi le risposte, e penso che sono sulla mia strada. Forse è una strada notturna, ma è mia, l'ho preparata a lungo, e ora sembra sgombra da ostacoli e finalmente percorribile.

Sono su una strada che porta al mare, e sembra che funzioni.


venerdì 18 novembre 2011

lento

E così
le notti si sono ribaltate,
le sigarette sono sparite,
c'è un pacchetto intero, nuovo, ancora da aprire che mi guarda sul tavolo di cucina e sembra una cosa lontanissima, sembra una cosa che non c'è mai stata.
La finestra aperta sulle prime ore del giorno e una luna perfettamente divisa a metà.
Si sente odore di qualcosa che non sono io, fra le mura della casetta bianca. Sono le bucce dei mandarini, i gusci delle noci, i respiri di una notte che si scioglie mentre alla radio parlano piano piano del nuovo governo e mentre fuori qualcuno inizia a mettere in moto i motorini.
Ci sono sensazioni che pensavo di aver perduto e invece sono tutte lì. In realtà sono diverse, sono più belle, in qualche modo più reali, più consapevoli. Gambe e mani sembrano andare d'accordo per la prima volta dopo quella che sembra un'eternità.
E mi scopro fresca, neanche troppo strambita, a preparare il caffè alle sei del mattino, senza paura del giorno che avanza,
senza paura di me.

E senza fretta.

venerdì 4 novembre 2011

vagabondi

Una delle cose che più amo vedere, sono quelle persone che per strada camminano storte perché hanno gli occhi sul telefonino, e sorridono leggendo un messaggio.
Le due righe da parte della persona cara, o di qualcuno che sa strapparti una risata e basta, o quella bella sensazione di sorpresa di quando arriva un messaggio che non aspettavano e che fa piacere, tutto questo si materializza come un fumetto sulla testa di chi passeggia un po' ubriaco, incurante della cacca che potrebbe pestare o di urtare qualcuno e ogni volta mi fa pensare che la vita ci mette veramente un secondo, certe volte, a sembrare gentile.