venerdì 18 novembre 2011

lento

E così
le notti si sono ribaltate,
le sigarette sono sparite,
c'è un pacchetto intero, nuovo, ancora da aprire che mi guarda sul tavolo di cucina e sembra una cosa lontanissima, sembra una cosa che non c'è mai stata.
La finestra aperta sulle prime ore del giorno e una luna perfettamente divisa a metà.
Si sente odore di qualcosa che non sono io, fra le mura della casetta bianca. Sono le bucce dei mandarini, i gusci delle noci, i respiri di una notte che si scioglie mentre alla radio parlano piano piano del nuovo governo e mentre fuori qualcuno inizia a mettere in moto i motorini.
Ci sono sensazioni che pensavo di aver perduto e invece sono tutte lì. In realtà sono diverse, sono più belle, in qualche modo più reali, più consapevoli. Gambe e mani sembrano andare d'accordo per la prima volta dopo quella che sembra un'eternità.
E mi scopro fresca, neanche troppo strambita, a preparare il caffè alle sei del mattino, senza paura del giorno che avanza,
senza paura di me.

E senza fretta.

venerdì 4 novembre 2011

vagabondi

Una delle cose che più amo vedere, sono quelle persone che per strada camminano storte perché hanno gli occhi sul telefonino, e sorridono leggendo un messaggio.
Le due righe da parte della persona cara, o di qualcuno che sa strapparti una risata e basta, o quella bella sensazione di sorpresa di quando arriva un messaggio che non aspettavano e che fa piacere, tutto questo si materializza come un fumetto sulla testa di chi passeggia un po' ubriaco, incurante della cacca che potrebbe pestare o di urtare qualcuno e ogni volta mi fa pensare che la vita ci mette veramente un secondo, certe volte, a sembrare gentile.


domenica 23 ottobre 2011

papaveri e papere

Sabato sera, lavoro pazzo tutto il giorno, mi posso anche concedere cinque minuti di scemenza e canzonette.

La scemenza eccola: l'oroscopo di D di Repubblica che dice così

Tesoro, guarda verso Est quando arriva la notte. La grande stella luminosa che vedrai nel cielo è il mio dono. Guardala e lascia che la sua luce ti scenda tra i capelli, e penetri dolcemente nella mente. Ti rinfrescherà, darà gioia, porterà la buona sorte. Non essere scoraggiante, compostamente neoclassica, titubante. Lasciati invogliare. Non farti prendere dalla spossatezza dell'anima avvezza a portare pesi.
Concediti di essere inaudita. Nulla di te davanti agli dei fa pena. Non far sorgere disillusione, sii elegante e raffinata nel lasciarti andare alla fiducia. La grande stella Giove è la tua perla di luce. 

La canzonetta eccola: un pezzo dal disco nuovo di Dente che mi sta piacendo tanto e in motorino è praticamente perfetto

questo è quasi tutto
quasi tutto quello che ho scritto
alzandomi dal letto
inciampando nei tuoi fogli da disegno
in quella notte poco complicata
in quella notte senza vestiti
in quella notte dentro casa tua.. 
e adesso lo sai.


Questo, un complimento e una cena squisita, sono le caramelle della mia serata.


giovedì 13 ottobre 2011

in volo

Appena tornata, mi sono messa a riguardare Il Padrino, non so perché, forse perché avevo voglia di rivedere Marlon Brando, coi suoi movimenti lenti e i suoi occhi sconfinati. Ho bisogno di vastità, di movimento lento e di armonia. Sarà il freddino che arriva, saranno le cose che prendono pieghe buffe fuori da queste quattro mura, saranno le notti, passate a vedere film e leggere libri, sarà che fra poco salto su un aereo, e mi sento bene.
Mi sento così bene che di colpo sono tornati fuori come un fiume in piena tutti i sentimenti che volevo restassero giù, mi sveglio con dei sogni difficilissimi attaccati agli occhi e non riesco a liberarmene per ore, durante la mattina. Mi viene da cantare forte mentre vado in motorino, mi sento come un animale, chiuso in una stanza da qualche parte, che vuole uscire finalmente allo scoperto.
Sono sentimenti che mi fanno paura.
Il mio proverbiale autocontrollo viene minacciato da un abbraccio stretto, da una sensazione di calore dimenticata da secoli, dalla luce sottile che tremola fuori da un vetro, dall'odore di certi camini che piano piano cominciano a essere accesi facendo assomigliare l'aria della notte al fumo che esce dai baracchini delle caldarroste.
Marlon Brando, quindi.
Una lampada accesa, una valigia da preparare.

sabato 1 ottobre 2011

dancing on a friday night

E così è venerdì, e sto per andare a dormire.

Non trovo neanche le parole per riassumere questa settimana. Mi verrebbe da dire che è stato il solito manicomio, se non che non è stato il solito manicomio, perché non tutto era causato dai guai sul lavoro.
Certo, quelli sono una buona parte del caos, ma stavolta c'è qualcosa in più. Ci sono i guai piacevoli, ci sono cose divertenti. Per esempio essere svegliata da un'amica che ha preparato il caffè, per esempio sentirsi tutta lunga lunga - e non è facile dalla mia altezza - e proiettata verso l'alto, e poi leggere un libro che per una volta è solo una distrazione, solo la cosa che traghetta dal buttarsi a letto dopo una doccia calda al sonno. E altre cose interessanti e curiose.
Resta il fatto che dopo aver bevuto mezzo bicchiere di vino bianco a cena, dopo aver fatto una doccia bollente di 20 minuti, e dopo aver fatto un progetto o due in una specie di dormiveglia, sono tornata in cucina per bere e ho acceso la radio. e davano questa. Non ci ho pensato poi tanto e ho ballato.
I tempi in cui ballavo da sola al buio durante la notte, mi sembravano passati da un pezzo.
Ma penso che se una serata finisce ballando da sola al buio, è comunque una serata da ricordare.
Forse una settimana da ricordare.
Che Ottobre cominci.

martedì 20 settembre 2011

Cinque minuti di pausa


Il vento e la pioggia provenienti dall’Atlantico hanno dato un incentivo notevole al mio buon umore di questo periodo.
La felicità, questa parola inutile e vuota, per quanto mi riguarda è fatta dei momenti in cui non sono sicura di cosa stia succedendo, ma so di stare in mezzo alle cose. Per esempio oggi leggevo un racconto molto bello seduta su un gradino, in attesa di un appuntamento, e il vento fortissimo e fresco faceva a gara con il sole bollente e sembrava quasi di vederli, confrontarsi e arrotolarsi uno sull’altro senza che uno dei due prevalesse. Sono andata a dare una mano al lavoro nel mio giorno libero, perché sono arrivati due carichi di merce a distanza di due giorni e le mie colleghe stavano annegando negli scatoloni. Poi, a casa, con calma, mi sono tolta di dosso la polvere della giornata, i sandali e ho cucinato con calma una cena buona. Al telefono mio padre sembrava di buon umore, e domani ricomincio a fare yoga.
Questo è il mio stare in mezzo alle cose, per quanto minuscole e insignificanti.
Apprezzare la vita non è facile, è un lavoro a tempo pieno e io non lo so fare sempre, ma è una cosa che mi piace tentare. Il più delle volte fallisco; l’impresa viene complicata da un insieme di fattori: la preoccupazione per il Paese che si sfascia, la stanchezza perenne, le poche ore di sonno, i lavori che si accavallano e il dolore al collo.
Nelle giornate come oggi, in cui riesco a godere di ogni attimo compresi quelli insignificanti, mi perdono per tutte le volte che cedo allo sconforto. 

martedì 13 settembre 2011

rette parallele


Il fatto buffo è che quando – raramente- vado alla mega fiera di prodotti per la casa con una delle mie cape, mi ritrovo a pensare che non è affatto semplice gestire tutto quel carnevale, saper scegliere le cose giuste da comprare (che non sono quelle che piacciono a te ma quelle che potrai vendere), che le capacità per comprare e vendere non sono affatto una cosa scontata, anzi sono sofisticati equilibri da saper mantenere, e vale tanto per noi che ci muoviamo in un negozio relativamente piccino quanto per quelli che hanno le filiali e le succursali e vale a maggior ragione per i rappresentanti, che le cose le devono rendere appetibili per noi venditori, e quindi devono essere scaltri due volte. Insomma mi trovo a pensare che nel suo piccolo e nel suo essere spietato e spesso anche volgare, anche il commercio è un’arte, nel senso che c’è una parte di quel lavoro che sembra meccanico che veramente si basa su una capacità un po’ innata o meglio, un po’ istintiva. L’altro pensiero che faccio è che quella capacità io un pochino ce l’ho, e questa cosa mi fa abbastanza paura. Dove l’ho presa? Come è possibile che viva questi due mondi così separati – uno fatto di letterature, traduzioni, articoli e saggi, mostre, cinema e studio e l’altro in cui (come dice mio padre) faccio la bottegaia? È una cosa un po’ misteriosa.
Certo, se una considerazione la posso fare, è che per stare in un mondo fatto prevalentemente di solitudine e ragionamento come quello della traduzione senza diventare una stramboide una come me ha anche bisogno di avere un bilanciamento. Ci vuole un po’ di palestra umana: sporcarsi un po’ le mani con l’Italia che “produce e lavora” dà un senso di grande concretezza e realtà ed è bene.
Ed è anche bene passeggiare per Milano pensando che bella città che è, anche se va così di corsa, fermarsi in un negozio e innamorarsi del commesso, chiacchierare con la mia capa dividendo la camera dell’albergo come in vacanza con le amiche, leggere un romanzetto sulla metropolitana fino a Rho e poi cenare in un ristorante giapponese buonissimo e tornare in albergo a piedi sbirciando vetrine illuminate e pensando all’estate che lentamente si consuma.
Nel mio cuore io sono una traduttrice e basta, nel mondo reale viaggio su due binari paralleli, e non è poi così sbagliato.